Sindrome del Colon Irritabile

La sindrome del colon irritabile è un comune disturbo gastrointestinale di natura funzionale che può compromettere in modo significativo la qualità di vita di chi ne è affetto.

Questa sindrome è caratterizzata da sintomi di dolore addominale associato da un’alterazione della funzione intestinale con cambiamenti relativi alla forma e alla consistenza delle feci ed episodi variabili di diarrea e/o costipazione.

Colpisce soprattutto le persone che lavorano in contesti piuttosto stressanti nei quali sono alti i livelli di competizione, standard elevati e risultati da raggiungere. Il mondo femminile è maggiormente interessato: in quanto la società attuale, pone al genere femminile richieste sempre più stressanti. Le donne, infatti, non sono impegnate solo professionalmente, ma sono anche chiamate ad essere madri e ad accudire la famiglia. 

 

Quali sono le cause?

 

La ricerca ha dimostrato come i fattori psicosociali, oltre a quelli biologici (che in questo contesto non vengono approfonditi perchè di competenza medica), giochino un ruolo determinante nell’insorgenza dei disturbi gastrointestinali funzionali.

Le caratteristiche comuni ai pazienti con sindrome del colon irritabile sembrano essere la tendenza al perfezionismo, stili di coping mal adattivi, difficoltà di riconoscimento dei propri stati emotivi  e la loro regolazione emotiva, uno stile di attaccamento ansioso/evitante che predispone il soggetto al pensiero catastrofico, lo sviluppo di convinzioni negative sul dolore e alla somatizzazione.

L’apprendimento sociale, infine, è un ulteriore fattore di rischio per lo sviluppo del disturbo, in termini di trasmissione intergenerazionale di comportamenti eccessivamente focalizzati sulla malattia.

Stress e sindrome del colon irritabile

Lo stress, ovvero “la risposta non specifica dell’organismo  ad ogni richiesta effettuata su di esso”, viene ritenuto il principale fattore di rischio nella sindrome del colon irritabile. Quando le richieste sono eccessive (alti livelli di stress) o si protraggono nel tempo (stress cronico) si verificano alterazioni fisiologiche che possono compromettere il benessere psicofisico.

I fattori di stress che sono in grado di alterare il nostro equilibrio interno vengono denominati stressors. Lo stress può derivare da condizioni fisiche, psichiche e sociali, motivo per cui esistono stressors fisici, psicologici e sociali. Uno stressor sociale può essere rappresentato dalle difficoltà di inserimento lavorativo, mentre uno stressor psicologico da un trauma psichico (lutto, violenza fisica e/o psicologica, ecc.). Lo stressors, inoltre, può essere interno (ad esempio, un pensiero o una credenza negativa) o esterno (ad esempio, un evento avverso come un incidente).


Gli stressor esterni sono tutti quegli stimoli presenti nell’ambiente in grado di provocare una reazione da stress. Conflitti relazionali, ritmi di lavoro pressanti e difficoltà economiche ne sono alcuni esempi.

Gli stressor interni sono, invece, i fattori di stress identificabili nei processi fisiologici, cognitivi ed emotivi, quali un pensiero negativo, un’immagine allarmante, un’emozione spiacevole, sensazioni viscerali, ecc.

Nel determinare la sindrome del colon irritabile possono intervenire:

FATTORI DI STRESS DI PRIMO LIVELLO come, ad esempio, la presenza di comorbilità psichiatrica (quali disturbi d’ansia, depressione, somatizzazione), una maggiore reattività e sensibilità gastrointestinale.

FATTORI DI STRESS DI SECONDO LIVELLO riconducibili alla routine quotidiana come, ad esempio, lo stress da lavoro, eccessivi spostamenti in macchina o con i mezzi di trasporto, difficoltà economiche, scarsa capacità di problem solving, pressioni relazionali ( ad esempio, avere una madre troppo richiedente), dover fare la fila alla posta, al supermercato o in banca, o imprevisti.

Lo stress agisce sul sistema nervoso enterico modificando la fisiologia dell’organismo e producendo una serie di reazioni a catena che ne alterano l’omeostasi interna.

Trauma, stress e sindrome del colon irritabile

Un trauma psicologico è, a tutti gli effetti, una “lesione psicologica”, un qualcosa che cambia irrimediabilmente il modo di vivere e percepire se stessi, gli altri, il mondo e il futuro e che si ripercuote negativamente sul benessere psicologico di chi lo subisce.

Non dobbiamo immaginare il trauma  psicologico necessariamente come il verificarsi di un unico evento avverso isolato.

Molti traumi , come gli abusi fisici e/o sessuali  nell’infanzia, o molti eventi di vita che vengono solitamente riconosciuti come traumatici (disastri naturali, guerre, crimini violenti, ecc), sono chiamati traumi con la T maiuscola (Shapiro, 2001). In altri casi, un bambino può avere una percezione generale di trascuratezza, deprivazione, vergogna, esclusione sociale o mancanza di una risposta genitoriale appropriata. Eventi di questo tipo vengono chiamati traumi con la t minuscola.

L’infanzia è un momento molto delicato del processo di crescita della persona in generale. Le esperienze traumatiche (T grandi e/o t piccole), essere strettamente correlate ai disturbi gastrointestinali e, non di rado che ne soffre riferisce un trascorso di abuso sessuale, fisico ed emotivo.

Il trauma, dunque, può essere considerato un fattore di stress e predisporre l’individuo allo sviluppo della sindrome del colon irritabile.

Lo stress traumatico, infatti, agirebbe alterando la funzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, provocando un costate stato di attivazione psicofisica che indurrebbe aumento della motilità gastrointestinale, ipersensibilità viscerale, ipervigilanza delle normali sensazioni corporee e stili di coping disfunzionali , quali la catastrofizzazione dei sintomi e la focalizzazione a livello intestinale.

Trattamento

Prima di intraprendere una psicoterapia per la sindrome del colon irritabile è necessaria una diagnosi valida e attendibile, di esclusiva competenza medica che attribuirà la diagnosi.

Il trattamento cognitivo-comportamentale della sindrome del colon irritabile si basa essenzialmente sulla:

  • riduzione dello stress attraverso strategie ad hoc per la gestione dello stesso.

  • sulla individuazione e ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali peculiari del disturbo correlati ai sintomi con la conseguente diminuzione di ansia, stress ed altre emozioni disturbanti.

  • sulle esposizioni comportamentali. Una volta individuati i comportamenti di evitamento generati per proteggersi dai sintomi della sindrome del colon irritabile, ma che di fatto limitano la vita della persona, si insegna al paziente a “stare” con i sintomi per un tempo sempre più prolungato al fine di eliminare i fattori di mantenimento del disturbo.

Infine, dopo la riduzione della sintomatologia e la stabilizzazione del paziente si procederà, in accordo con gli obiettivi dell’utente, ad elaborare i traumi del passato (T grandi e t piccole) in modo da diminuire lo stress traumatico e di conseguenza l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, “spegnendo” le risposte fisiologiche di stress.

FONTE:

Montano, A. & Vitali, S. (2016). La sindrome del colon irritabile. Affrontare la colite con la terapia cognitivo-comportamentale. Firenza: Eclipsi. 

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